Dublino – I dati ufficiali del Dipartimento della Salute irlandese parlano chiaro: nel 2024 sono stati eseguiti 10.852 aborti, il numero più alto da quando – nel 2019 – è entrata in vigore la nuova legislazione successiva al referendum del 2018. In pratica, una gravidanza su sei in Irlanda oggi non arriva alla nascita.
Una realtà che scuote profondamente le coscienze e riaccende il dibattito su un tema che continua a dividere l’opinione pubblica, soprattutto nel mondo cattolico.
«È una cifra davvero spaventosa, ed è l’esatto contrario di ciò che i principali politici avevano promesso al pubblico se avesse votato per l’abrogazione [dell’ottavo emendamento] nel 2018», ha dichiarato Eilís Mulroy, portavoce della Pro Life Campaign, a CNA -partner in lingua inglese di EWTN News.
Una crescita del 280% in sei anni
I numeri confermano i timori che il fronte pro-life aveva espresso in occasione della consultazione popolare: rispetto ai 2.879 aborti registrati nel 2018, l’aumento è stato del 280%.
«Conosco personalmente parlamentari, deputati e senatori che nel 2018 avevano fatto campagna per il sì […], ma che ora pensano che si sia andati troppo oltre e sono inorriditi da questi dati», ha detto Mulroy.
Neppure l’ipotesi, spesso citata dai sostenitori dell’aborto, secondo cui prima del 2019 vi fosse un uso diffuso di pillole abortive illegali (stimato in circa 1.000 casi annui), può giustificare l’attuale escalation.
«L’impennata post-2018 resta comunque sconvolgente […]. Oltre il 98% degli aborti in Irlanda ha avuto luogo entro le 12 settimane di gravidanza».
“Promesse disattese”: il caso Varadkar
Anche David Quinn, direttore dell’Iona Institute, ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo, puntando il dito sulle dichiarazioni rese dall’allora premier irlandese Leo Varadkar.
«Quando annunciò il referendum all’inizio del 2018, Varadkar disse che l’aborto sarebbe stato “sicuro, legale e raro” — cosa che chiaramente non è avvenuta».
«Se avessero potuto guardare in una sfera di cristallo e vedere che si sarebbe arrivati a più di 11.000 aborti all’anno […], avrebbero capito che la legge era molto meno restrittiva di quanto ci fosse stato fatto credere?»
«La proposta fu venduta all’elettorato sulla base dei “casi difficili”, ma si parlò pochissimo del fatto che la stragrande maggioranza dei bambini abortiti sarebbero stati figli sani di donne sane».
Appello alla ministra della Salute: “Qui si parla di vite umane”
Mulroy e la Pro Life Campaign hanno chiesto un incontro urgente alla ministra della Salute, Jennifer Carroll MacNeill, per discutere le implicazioni di questi dati allarmanti.
«Questa non è solo un’area qualsiasi della sanità […]. Qui si tratta della fine di vite umane […]. La voce pro-life è totalmente esclusa dal processo decisionale».
Allo stesso tempo, emerge una timida apertura nel panorama politico irlandese, dove alcuni parlamentari indipendenti pro-life potrebbero favorire cambiamenti graduali, a partire da un miglior supporto alle donne in gravidanza.
«Se si chiama il numero verde finanziato dallo Stato per una gravidanza non pianificata, si riceve quasi esclusivamente l’informazione su dove si trova il medico abortista più vicino […]. Le donne meritano tutte le informazioni».
Silenzio mediatico e cultura della vita
Infine, Quinn denuncia un clima di omertà mediatica, che rende difficile aprire un dibattito onesto e trasparente:
«Principalmente, c’è un silenzio complice. Ed è molto difficile rompere questo silenzio. Ma dobbiamo continuare a provarci».
Nel cuore dell’Europa occidentale un tempo cattolica, l’Irlanda si trova oggi a fare i conti con un cambiamento culturale che tocca il valore stesso della vita. L’allarme lanciato da gruppi pro-life non è solo numerico, ma profondamente etico: quale società vuole essere l’Irlanda, e quale futuro sta costruendo per i suoi figli — nati e non nati?
Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’articolo originale si trova su CNA.





