Gaza, 17 luglio 2025 – La chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza è stata colpita questa mattina da un attacco aereo, nel contesto di una nuova e violenta ondata di bombardamenti israeliani. Tra i feriti anche il parroco argentino, di origini italiane, padre Gabriel Romanelli, noto per il suo instancabile servizio alla comunità locale.
La notizia è stata confermata dal Patriarcato Latino di Gerusalemme attraverso un comunicato ufficiale: non risultano vittime, ma si contano sette feriti, due dei quali versano in condizioni gravi.
بيان صحفي أولي من البطريركية اللاتينية – Press Release of Latin Patriarchate pic.twitter.com/7jvPuTPDPN
— Latin Patriarchate of Jerusalem (@LPJerusalem) July 17, 2025
«Attualmente non ci sono decessi confermati. La chiesa ha subito danni. Il Patriarcato fornirà ulteriori dettagli non appena saranno confermati», si legge nella nota diramata in arabo e inglese.
La testimonianza di Mons. Shomali e le condizioni del parroco
Il vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, mons. William H. Shomali, ha confermato l’accaduto nel corso di un’intervista all’emittente Alaraby, parlando di una situazione preoccupante.
«In totale sono sette le persone rimaste ferite, di cui due in condizioni gravi».
Secondo quanto riportato da Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, padre Romanelli ha subito lesioni a una gamba ed è stato ricoverato in ospedale. Le sue condizioni non sarebbero critiche, ma il trauma per l’intera comunità è profondo.
Un rifugio per centinaia di persone
L’attacco ha colpito l’unica chiesa cattolica della Striscia di Gaza, che da mesi si è trasformata in un rifugio improvvisato per oltre 500 persone: cristiani ortodossi, protestanti, cattolici, e anche più di 50 bambini musulmani con disabilità insieme alle loro famiglie.
Situata nel quartiere residenziale di al-Zaytun, la parrocchia vive da settimane sotto costante minaccia, mentre la comunità cerca di resistere tra le macerie e il fragore delle bombe.
Il coraggio pastorale di padre Romanelli
Membro dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), padre Gabriel Romanelli è rimasto a Gaza nonostante le difficoltà e i pericoli, testimoniando una presenza pastorale e spirituale coraggiosa. Dopo essere stato evacuato a Gerusalemme nel 2023, ha scelto di tornare per non lasciare sola la sua comunità.
Un gesto che, in un contesto di guerra, assume il valore di una vera e propria testimonianza evangelica.
Anche la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso una condanna per l’attacco.
I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta portando avanti da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) July 17, 2025
Non è la prima volta: il drammatico precedente del dicembre 2023
La chiesa della Sacra Famiglia non è nuova a episodi di violenza. Nel dicembre 2023, due donne furono uccise da colpi sparati da un cecchino israeliano all’interno del recinto parrocchiale. Altri sette civili rimasero feriti.
In quell’occasione, il Patriarcato Latino condannò l’azione come
«un’azione a sangue freddo»
avvenuta «nel perimetro della parrocchia, dove non vi era alcun combattente».
Da allora, la chiesa è divenuta un simbolo di resistenza e di speranza per tutta la popolazione civile, cristiana e non.
Appello alla protezione dei civili e dei luoghi sacri
Questo nuovo attacco solleva rinnovate preoccupazioni sulla sorte delle comunità religiose intrappolate nel conflitto.
La Chiesa cattolica in Terra Santa ha più volte richiesto che i luoghi di culto siano rispettati e che sia garantita la protezione della popolazione civile, indipendentemente dall’appartenenza religiosa.
Si attende un aggiornamento ufficiale dal Patriarcato Latino di Gerusalemme nelle prossime ore, con informazioni più dettagliate sull’entità dei danni e sulle condizioni dei feriti.
La recente visita delle Nazioni Unite
Solo pochi giorni fa, il 1º luglio, una delegazione delle Nazioni Unite ha compiuto una visita a sorpresa presso la parrocchia, per valutare le condizioni dei rifugiati.
Secondo quanto riportato dal Servizio di Informazione Religiosa (SIR), rappresentanti dell’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) hanno incontrato i responsabili locali per verificare l’accesso agli aiuti e le condizioni igienico-sanitarie.
Il sostegno di Papa Francesco fino all’ultimo giorno
La parrocchia ha ricevuto nei mesi scorsi particolare attenzione da parte di Papa Francesco, che telefonava quotidianamente a padre Romanelli. L’ultima chiamata è avvenuta due giorni prima della morte del Pontefice, lo scorso 21 aprile 2025.
Un segno eloquente della vicinanza spirituale e pastorale che il defunto Pontefice ha voluto mantenere fino all’ultimo nei confronti dei cristiani di Gaza, testimoni di una fede che resiste nella prova.
Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su aciprensa.com.






