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Tuam, Irlanda: al via gli scavi per dare degna sepoltura ai 796 bambini sepolti in una fossa comune

Una croce celtica | Nate Biddle / pexels
Una croce celtica | Nate Biddle / pexels

Un’équipe internazionale di archeologi, antropologi e medici legali ha avviato questa settimana gli scavi presso l’ex casa per madri nubili di St. Mary’s, a Tuam, nella contea di Galway, nell’ovest dell’Irlanda. Il sito, un tempo gestito dalle Suore del Buon Soccorso, è oggi trasformato in un complesso residenziale.

Obiettivo: recuperare, identificare e dare degna sepoltura ai resti di 796 bambini, molti dei quali neonati, morti tra il 1925 e il 1960 e presumibilmente sepolti in un’antica fossa settica a circa due metri di profondità.

Secondo quanto riferito da The Irish Times, un escavatore senza denti perlustrerà ogni centimetro dei 5.000 metri quadrati del terreno. Il progetto durerà circa due anni.

L’inizio: una cerimonia simbolica, l’aiuto del DNA

Più di 80 familiari delle vittime hanno fornito campioni di DNA, nella speranza che i resti ritrovati possano essere identificati. L’8 luglio, molti di loro hanno partecipato a una cerimonia commemorativa all’apertura ufficiale del cantiere.

Il team di esperti coinvolti proviene da Irlanda, Regno Unito, Spagna, Colombia, Canada e Stati Uniti.

Una scoperta partita dal coraggio di una storica locale

L’inizio di questa dolorosa ricerca si deve alla storica locale Catherine Corless, che nel 2014 rese pubbliche prove dettagliate delle morti avvenute a Tuam. I registri ufficiali documentavano solo due sepolture su quasi 800 decessi.

Nel 2017, uno scavo preliminare confermò i suoi sospetti: furono trovati resti umani in un sistema fognario, a testimonianza di una sepoltura di massa in condizioni disumane.
“Questi bambini si trovano in un sistema fognario. Devono uscirne”, ha dichiarato Corless questa settimana, mentre l’area veniva circondata da una recinzione alta 2,4 metri.

“Un’indifferenza generalizzata”: il rapporto ufficiale del 2021

Nel gennaio 2021, una commissione nazionale d’inchiesta pubblicò un rapporto di oltre 3.000 pagine sulle cosiddette Mother and Baby Homes, rivelando tassi di mortalità infantile “allarmanti” tra il 1922 e il 1998.

Secondo i dati, circa 9.000 bambini morirono in 18 strutture indagate, pari al 15% dei 57.000 minori che vi transitarono con le madri. Le cause principali furono malattie respiratorie e gastrointestinali, legate a condizioni igienico-sanitarie gravemente carenti: mancanza d’acqua corrente e calda, servizi igienici insufficienti, sovraffollamento e personale non qualificato.

Il rapporto sottolineava anche che l’elevata mortalità era nota alle autorità locali, che tuttavia non agirono per “indifferenza generalizzata” verso i bambini di queste case.

Le scuse della Chiesa e dello Stato

Dopo la pubblicazione del rapporto, le Suore del Buon Soccorso chiesero pubblicamente perdono e promisero quasi 13 milioni di euro al fondo governativo per le vittime.
La superiora regionale dell’ordine, suor Eileen O’Connor, ammise che:

“I bambini e i neonati deceduti furono sepolti in modo irrispettoso e inaccettabile”
e riconobbe che la congregazione partecipò a un sistema che causò
“solitudine, sofferenza e dolore terribile”.

Anche l’allora arcivescovo eletto di Dublino, Dermot Farrell, dichiarò:

“Non possiamo continuare a fuggire da verità estremamente dolorose su come, collettivamente e individualmente, abbiamo mancato al dovere di prenderci cura di donne vulnerabili e dei loro figli”.

Il governo irlandese, da parte sua, riconobbe le proprie responsabilità: molte di queste istituzioni erano formalmente pubbliche, anche se affidate alla gestione religiosa.

Infine, l’arcivescovo Eamon Martin, allora presidente della Conferenza episcopale irlandese, fece un appello accorato:

“Chiunque possa aiutare lo faccia, affinché questi bambini ricevano una sepoltura dignitosa, in un luogo dove le famiglie possano ricordarli”.

Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’articolo originale si trova su aciprensa.com.

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