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Canto e fede sotto il Sacro Cuore

In occasione dell’Anno Giubilare della Speranza, un coro ecumenico inglese ha portato la propria voce nelle chiese più suggestive di Roma, celebrando con il canto la bellezza della fede e la forza dell’unità cristiana. Un pellegrinaggio musicale culminato nella storica Chiesa del Gesù, nel cuore della spiritualità gesuita.

Un pellegrinaggio tra fede, musica e bellezza

Dallo scorso Natale, oltre 10 milioni di pellegrini hanno visitato Roma per partecipare all’Anno Giubilare della Speranza. Tra loro, un gruppo decisamente speciale: un coro ecumenico cattolico-anglicano proveniente dall’Inghilterra, invitato a cantare in alcune delle chiese più belle della Città Eterna.

Il pellegrinaggio, guidato da due pastori, ha rappresentato per molti dei partecipanti un’esperienza unica e profondamente spirituale. Padre Dominic Robinson, parroco della Chiesa dei Gesuiti dell’Immacolata Concezione a Londra, ha spiegato: «È un pellegrinaggio corale molto speciale perché è la prima volta che, come Chiesa di Farm Street, la Chiesa dell’Immacolata Concezione, la chiesa gesuita di Londra, abbiamo fatto un tour corale a Roma. Ed è speciale anche perché si tratta di una collaborazione con i nostri fratelli e sorelle anglicani della chiesa anglicana locale dall’altra parte dei giardini, la Grosvenor Chapel».

Canto sacro come spazio di silenzio e contemplazione

Il tour, iniziato il 30 giugno, ha toccato la Chiesa del Gesù, la Chiesa anglicana di All Saints e la Chiesa di Sant’Ignazio. Per padre Stephen Coleman, parroco della Grosvenor Chapel, questa esperienza ha un significato profondo nella frenesia del mondo moderno: «Vivere nel centro città nel XXI secolo — non c’è dubbio — è intensamente frenetico. La gente corre ovunque. Lo si vede chiaramente nel centro di Londra, proprio come accade qui a Roma, e in molti centri cittadini europei. E lo sento spesso, sia dai giovani che dagli anziani — l’esperienza di entrare in una chiesa e ascoltare della bellissima musica corale, come ha detto Dominic, permette alle persone di connettersi con qualcosa di trascendente. Offre loro uno spazio — uno spazio per pensare, riflettere, pregare. E questo, a quanto pare, ha un vero valore spirituale nelle loro vite».

Una testimonianza condivisa anche da Robert Guthrie, membro del coro: «È una vera gioia cantare questa bellissima musica in spazi così splendidi — ci danno così tanto in cambio. Credo davvero che nutrano l’anima ed esprimano ciò che giace nel profondo del cuore umano. E Roma — è semplicemente una delle più grandi città del mondo, piena di queste chiese mozzafiato. Siamo incredibilmente orgogliosi di essere qui come parte di una delegazione anglicana, in una città che ha un significato così profondo per la fede cattolica romana. È un potente simbolo di unità ecumenica».

Insieme attraverso la Porta Santa

Il cammino del gruppo ha incluso anche il passaggio attraverso la Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le Mura e un incontro con il Dicastero vaticano per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Momenti forti, vissuti all’interno di una cornice liturgica segnata dalla memoria dei santi.

Padre Dominic Robinson ha sottolineato come «Roma ha un significato profondo per i cattolici ma credo che sia anche un luogo profondamente importante per l’unità dei cristiani. Siamo qui durante le celebrazioni della festa dei Santi Pietro e Paolo, e il concerto di stasera segna la festa dei Primi Martiri della Chiesa di Roma. Queste non sono solo feste cattoliche, sono feste per tutta la Chiesa. Feste di unità».

Il Sacro Cuore e la Chiesa del Gesù: una memoria viva

Il momento più simbolico del pellegrinaggio è stato forse il concerto nella Chiesa del Gesù, casa madre della Compagnia di Gesù. A pochi giorni dalla festa del Sacro Cuore, i pellegrini si sono immersi nella spiritualità di un luogo che conserva la memoria delle apparizioni e della devozione che vi è nata. Come ha ricordato ancora padre Dominic: «È un privilegio essere qui nella Chiesa del Gesù — la chiesa madre dei Gesuiti — soprattutto in questo momento, a pochi giorni dalla festa del Sacro Cuore, quando ricordiamo il primo dipinto che raffigurava le apparizioni, 350 anni fa».

Un segno di speranza per la Chiesa del futuro

L’incontro tra tradizioni diverse, il linguaggio universale della musica e la bellezza delle liturgie vissute insieme hanno fatto di questo pellegrinaggio un piccolo ma potente segno del cammino ecumenico. Nel cuore di Roma, dove le pietre raccontano la storia della Chiesa, i canti di questo coro hanno ricordato che l’unità dei cristiani non è solo una speranza per il futuro, ma una vocazione già in atto.

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