A una settimana dalla revoca della cittadinanza al metropolita Onofrio, primate della Chiesa ortodossa ucraina (UOC), il governo di Kiev accelera i tempi per sciogliere la storica istituzione religiosa, accusata di mantenere legami con il Patriarcato di Mosca.
Il Servizio Statale ucraino per l’Etnopolitica e la Libertà di Coscienza (DESS) ha reso pubblico martedì un rapporto che attesta l’affiliazione della Metropolia di Kiev alla Chiesa ortodossa russa, rafforzando la base legale per un possibile scioglimento forzato.
La legge che vieta i legami con entità straniere
Il procedimento si fonda sulla contestata Legge 3894, approvata di recente dal Parlamento ucraino. La norma modifica la legislazione sulla libertà religiosa vietando l’attività di organizzazioni religiose affiliate a entità straniere ritenute minaccia per la sicurezza nazionale, come appunto il Patriarcato di Mosca.
Secondo la procedura, la Metropolia di Kiev ha ora 30 giorni di tempo per dimostrare di aver reciso ogni legame con la Chiesa madre russa. Se ciò non avverrà, il DESS avvierà un’azione legale per la liquidazione dell’ente religioso. In tal caso, tutti i beni non liturgici verranno confiscati dallo Stato, mentre chiese e oggetti di culto saranno destinati ad altre comunità, verosimilmente alla Chiesa ortodossa dell’Ucraina (OCU), riconosciuta dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.
Un cristianesimo frammentato
Il panorama cristiano ucraino si presenta oggi estremamente frammentato. La Chiesa ortodossa ucraina, storicamente legata a Mosca, contava oltre 10 milioni di fedeli prima dell’invasione russa del 2022, ma ha perso una parte consistente delle parrocchie e dei fedeli, accusata di ambiguità nei confronti del conflitto.
Nel 2019, dopo oltre 300 anni di legame con Mosca, il Patriarcato Ecumenico ha riconosciuto l’autocefalia della Chiesa ortodossa dell’Ucraina, presieduta dal metropolita Epifanio, oggi stimata intorno ai 7-8 milioni di fedeli, con una presenza parrocchiale in continua espansione.
A fianco di queste due Chiese ortodosse, il cattolicesimo in Ucraina è presente soprattutto con la Chiesa greco-cattolica ucraina, di rito bizantino, guidata dall’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, che raccoglie circa 4,5 milioni di fedeli, concentrati nell’Ucraina occidentale. A questa si affianca la Chiesa cattolica di rito latino, che conta circa 1 milione di fedeli.
Un esito quasi scontato
Secondo l’esperto di diritto canonico ortodosso Peter Anderson, la nuova legge sembra scritta “con una precisione tale da rendere inevitabile lo scioglimento” della Chiesa ortodossa ucraina. L’esperto sottolinea che, pur avendo dichiarato la rottura con Mosca nel maggio 2022, la Metropolia di Kiev non avrebbe margini per eliminare gli statuti e i legami canonici ereditati dal Patriarcato di Mosca.
“Non esiste alcuna possibilità reale di modificare questi segni di affiliazione – spiega Anderson –. Di conseguenza, la liquidazione come entità giuridica in Ucraina appare inevitabile.”
Le proteste e l’incontro con Papa Leone XIV
Il decreto di revoca della cittadinanza al metropolita Onofrio, firmato dal presidente Volodymyr Zelenskyj, si basa sulla presunta cittadinanza russa ottenuta nel 2002. Il primate ortodosso ha respinto le accuse, parlando di un rinnovo automatico risalente ai tempi dell’Unione Sovietica. La misura, però, ha suscitato proteste in diverse diocesi del Paese.
La notizia è arrivata alla vigilia dell’incontro tra Zelenskyj e Papa Leone XIV, avvenuto a Castel Gandolfo. Un colloquio che ha toccato anche la questione della libertà religiosa, sempre più centrale in un Paese in guerra dove l’identità ecclesiale si intreccia indissolubilmente con quella nazionale.
Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su aciprensa.com.






