A meno di un mese dall’inizio del Giubileo dei Giovani, la diocesi del Papa è in piena attività per accogliere le decine di migliaia di ragazzi e ragazze attesi nella capitale. Sarà un evento di grande portata ecclesiale e spirituale, con Roma pronta a trasformarsi, ancora una volta, in crocevia di popoli, culture e speranze.
«I giovani non vivranno più un’esperienza simile nella loro vita. Ne sono sicuro. Sarà, di fatto, come una Giornata Mondiale della Gioventù», spiega don Alfredo Tedesco, direttore della Pastorale Giovanile di Roma, diocesi ospitante e punto di riferimento per l’accoglienza dei pellegrini.
Il sacerdote ricorda bene l’emozione di 25 anni fa: «Era il 2000, io avevo 18 anni e partecipai al Giubileo con San Giovanni Paolo II: per la nostra generazione fu un segno indelebile. Per loro può essere un nuovo inizio».
Parrocchie, scuole e istituti: l’accoglienza è una sfida corale
La vera grande sfida per la Diocesi di Roma è garantire un posto a tutti. Le parrocchie della capitale e di dieci diocesi del Lazio sono già mobilitate: «Sono già mobilitate per accogliere nei loro spazi i giovani pellegrini», spiega don Tedesco. Anche gli istituti religiosi hanno offerto la loro disponibilità.
Ma non è bastato aprire le porte: «Abbiamo dovuto sistemare questi spazi. È stato necessario aggiungere bagni e docce, garantire il servizio di colazione, organizzare l’arrivo dei gruppi, distribuire i kit dei pellegrini e coordinare i trasporti».
A supporto, la Protezione Civile Italiana ha messo a disposizione circa 400 scuole e strutture statali, in particolare palestre dotate di servizi igienici: «In particolare palestre con bagni attrezzati», precisa don Tedesco.
Secondo le stime preliminari, circa 120.000 giovani resteranno a Roma per tutta la settimana, dal 28 luglio al 3 agosto. Altri arriveranno solo per i momenti principali.
Veglia a Tor Vergata: «Come una GMG»
Uno dei momenti più attesi sarà la grande veglia di preghiera a Tor Vergata, presieduta da Papa Leone XIV. Un luogo simbolico per Roma: qui si trovano i vasti spazi del campus universitario, perfetti per ospitare decine di migliaia di giovani.
«Le iscrizioni sono ancora aperte, e il numero sta crescendo. Alcuni parlano addirittura di un milione di persone. Ma non sappiamo se si raggiungerà quella cifra. I dati ufficiali li ha il Dicastero per l’Evangelizzazione, organizzatore principale dell’evento», precisa don Tedesco.
Dato che i giovani dormiranno direttamente sul luogo della veglia, la logistica per quella notte sarà più semplice: «Non abbiamo la preoccupazione di doverli ospitare altrove per quella notte».
Un programma diffuso nel cuore della città
Il programma del Giubileo dei Giovani, promosso dal Dicastero per l’Evangelizzazione — l’organismo che guida l’Anno Santo della Speranza —, è ormai definito nei suoi dettagli principali.
Il 29 luglio alle 18:00 è prevista una Messa di benvenuto in Piazza San Pietro, seguita da giornate dense di iniziative culturali, artistiche e spirituali raccolte sotto il titolo «Dialoghi con la città», distribuite in varie zone di Roma.
Venerdì 1° agosto, al Circo Massimo, sarà la Giornata Penitenziale: i giovani potranno ricevere il Sacramento della Riconciliazione.
Il giorno successivo, sabato 2 agosto, tutti si sposteranno verso Tor Vergata per la veglia e la notte all’aperto. Domenica 3 agosto il Papa celebrerà la Messa di invio alle 9:30, salutando i pellegrini prima del rientro.
Giovani volontari da tutta Italia
Per rendere possibile tutto questo, sono stati mobilitati circa 4.000 giovani volontari delle parrocchie di Roma e del Lazio. Si occuperanno dell’accoglienza, dell’assistenza logistica e del supporto ai gruppi internazionali.
Quanto alla provenienza, si conferma una forte presenza europea: «Francia, Spagna, Polonia, Germania… e molti anche dall’Est Europa, nonostante la guerra. Sarà anche un segno di pace».
Una festa globale: forte presenza dalle Americhe e dall’Asia
Il Giubileo vedrà anche una grande partecipazione dall’America Latina e dagli Stati Uniti: «Non dimentichiamo che ora abbiamo un Papa statunitense. Anche questo ha incentivato la partecipazione dagli Stati Uniti, dove c’è una grande devozione per i due santi giovani che saranno canonizzati a settembre», spiega don Tedesco.
L’Asia sarà rappresentata soprattutto dalla Corea del Sud: «Avremo una delegazione coreana importante — mille, duemila, forse tremila giovani —, il che non è poco considerando la distanza. Inoltre, la prossima GMG sarà a Seul, quindi sono molto motivati».
Per l’Africa la situazione è più complessa: «Alcuni Paesi non hanno potuto inviare delegazioni a causa di problemi di visti, diplomatici o di conflitti. Ci sarà una rappresentanza africana, ma non così numerosa. Il dicastero e la Santa Sede hanno fatto sforzi per facilitare alcuni visti».
Roma si prepara così ad accogliere una generazione di pellegrini, chiamati a varcare le Porte Sante e a riscoprire la speranza che unisce popoli e culture sotto lo stesso cielo.
Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’articolo originale si trova su aciprensa.com.






