Il termine woke nasce nella comunità afroamericana come invito a “restare svegli” di fronte all’ingiustizia razziale. Dopo la morte di Trayvon Martin nel 2012, l’espressione Stay woke divenne un grido di allerta contro il razzismo e la violenza della polizia verso i neri negli Stati Uniti.
Negli anni, però, il significato si è esteso fino a indicare un insieme di battaglie culturali e sociali molto diverse: dalle questioni razziali all’identità di genere, dal femminismo radicale alla decostruzione del linguaggio.
Il politologo argentino Agustín Laje, nel suo libro Globalismo, definisce il wokismo come “un’esplosione di piccoli racconti” che moltiplicano senza sosta le categorie di oppressi e oppressori.
La Chiesa cattolica non ha un documento ufficiale che tratti in modo diretto questa ideologia, ma in testi come l’esortazione Gaudete et exsultate di Papa Francesco e la dichiarazione Dignitas infinita sulla dignità umana si ritrovano chiavi per comprenderne i limiti alla luce del Vangelo.
Ecco otto spunti che il sacerdote ecuadoriano P. Juan Carlos Vásconez, dottore in Teologia Morale, offre per leggere criticamente il fenomeno.
1. Dietro la facciata di giustizia, un relativismo radicale
Il wokismo si presenta come lotta per la giustizia sociale, ma si fonda sull’idea che la realtà dipenda da come uno si sente. In questo modo mina la verità oggettiva, la legge naturale e la rivelazione divina. “Sembra uguaglianza — avverte P. Vásconez — ma diventa un buonismo vuoto”.
2. Riempie il vuoto morale lasciato dal laicismo
Laddove Dio è stato relegato alla sfera privata, cresce un vuoto di senso. L’agenda woke offre una “falsa compassione”, mettendo i sentimenti sopra la realtà. “Quando una società abbandona la verità assoluta, qualsiasi ideologia emotiva può sedurla”, spiega il sacerdote.
3. Università: terreno fertile per il woke
Secondo P. Vásconez, l’accademia è stata uno dei canali privilegiati di diffusione. Concetti come “decostruzione” o “oppressione strutturale” appaiono come progresso intellettuale, ma in realtà sostituiscono la ricerca della verità con la dittatura del sentimento soggettivo.
4. Non è vera tolleranza: cancella chi dissente
Il woke parla di tolleranza, ma diventa intolleranza quando non ammette il dissenso. Chi non si allinea viene censurato o messo a tacere. “La Chiesa, invece, corregge con carità — ricorda P. Vásconez — non cancella la persona”.
5. Mira a sradicare la verità, la famiglia, Dio
In nome di un’identità fluida, si attacca la realtà della natura umana, la famiglia come cellula base della società e la stessa autorità divina. “Si finisce per non distinguere più bene e male”, denuncia il sacerdote.
6. Il cristiano deve testimoniare con coraggio
Davanti a questa cultura, il cristiano è chiamato a dire la verità con carità, senza paura. “Non possiamo negoziare la realtà — avverte il presbitero — il Vangelo va vissuto integralmente, anche quando è scomodo”.
7. La famiglia è la prima trincea
La casa è la fortezza dove si trasmette la verità. “Educate i figli a capire che la realtà non dipende dai sentimenti, ma da ciò che Dio ha stabilito”, esorta P. Vásconez. Catechesi, esempio dei genitori e vigilanza sui contenuti sono indispensabili.
8. Evangelizzare nel digitale con autenticità
Sui social media e nel web non serve compiacere le mode. “Dite ciò che è, non ciò che la gente vuol sentirsi dire. La verità, vissuta con coerenza, spezza il vuoto woke”, conclude il sacerdote.
“Rimanete saldi nella verità”
“Cristo vi ha resi liberi” (Gv 8,36). Il wokismo, con le sue buone intenzioni, spesso rischia di sostituire la verità con l’emozione. Ma per chi è ancorato alla roccia della fede, la verità di Dio trionfa sempre sulle mode passeggere.






