Roma ha accolto migliaia di uomini — seminaristi, sacerdoti e vescovi — per il Giubileo delle vocazioni, un tempo di grazia per riscoprire la gioia e la missione di una vita donata. All’interno della Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV è stato accolto con applausi e canti gioiosi. “Grazie perché con la vostra energia voi alimentate la fiamma della speranza nella vita della Chiesa!”, ha detto rivolgendosi ai giovani in formazione.
Formazione: crescere nell’amore, non solo nello studio
Nel suo messaggio ai seminaristi, il Pontefice ha ricordato che la vocazione non si costruisce solo sulle competenze accademiche, ma nasce dall’interiorità: “Abbiamo bisogno di imparare ad amare e di farlo come Gesù”. Un invito a lasciarsi formare non solo dall’istruzione, ma soprattutto da un amore che si fa servizio.
Tra i partecipanti c’erano anche Thomas Haman e Tom Stanczyk, seminaristi americani in visita a Roma per il programma Rome Experience. Thomas ha condiviso: “È stato straordinario incontrare i Santi, visitare i luoghi dove sono sepolti, ascoltare le loro storie. Il mio vero desiderio è tornare negli Stati Uniti e condividere ciò che ho vissuto qui. Credo davvero che, specialmente in questo tempo, Dio voglia suscitare Santi in America”.
Tom ha raccontato con entusiasmo: “Abbiamo detto messa nelle catacombe, partecipato all’udienza del mercoledì e alla processione del Corpus Domini con il Papa. È stato magnifico”.
Vescovi: guida e responsabilità nella Chiesa
Il giorno seguente è stato il turno dei vescovi, che si sono radunati per rinnovare la loro fedeltà alla missione ricevuta. Papa Leone ha ricordato che “anzitutto, il Vescovo è il principio visibile di unità nella Chiesa particolare a lui affidata”. Ha esortato i pastori a guidare con integrità, liberi da privilegi e favoritismi, e saldi nella preghiera. Sul delicato tema degli abusi, è stato diretto: “Egli dovrà essere fermo e deciso nell’affrontare le situazioni che possono dare scandalo ed ogni caso di abuso, specialmente nei confronti di minori”.
Sacerdoti felici, amici di Cristo
Il culmine del Giubileo si è avuto all’Auditorium Conciliazione, dove oltre 1.700 sacerdoti, seminaristi e formatori hanno accolto Papa Leone. “Nel cuore dell’Anno Santo, insieme vogliamo testimoniare che è possibile essere sacerdoti felici, perché Cristo ci ha chiamati, Cristo ci ha fatti suoi amici”, ha affermato.
Il Pontefice ha parlato del celibato non come rinuncia, ma come scelta ispirata dall’amicizia con Cristo. È proprio questa relazione personale che “dà significato al celibato e dà energia a una vita di servizio alla Chiesa”. Dopo il discorso, il Papa ha abbracciato fraternamente un sacerdote, incarnando con semplicità il messaggio appena proclamato.
Ha quindi ribadito che nessun ministro della Chiesa è solo: “Nessuno qui è solo. E anche se stai lavorando nella missione più lontana, non sei mai solo!”
Una nuova generazione per la Chiesa
Il Giubileo si è concluso il 27 giugno con l’ordinazione di 32 nuovi sacerdoti nella Basilica di San Pietro. Tra loro, il diacono ghanese Gilbert Tika, il cui racconto sarà al centro del prossimo segmento. Questo Giubileo delle vocazioni si chiude così con uno sguardo pieno di speranza: radicati nella preghiera, nella comunione e nella fedeltà, uomini di ogni parte del mondo si preparano a servire il Vangelo, certi che Dio continua a chiamare.






