Città del Vaticano, 26 giugno 2025 – “La vostra presenza è una testimonianza di libertà. La droga e le dipendenze sono una prigione invisibile, che voi avete conosciuto e combattuto. Ma siamo tutti chiamati alla libertà”. Con queste parole, forti e piene di compassione, Papa Leone XIV ha accolto questa mattina, nel Cortile di San Damaso, i partecipanti alla Giornata Internazionale per la Lotta contro la Droga, celebrata ogni anno il 26 giugno su iniziativa delle Nazioni Unite.
Prima del suo discorso, il Pontefice ha ascoltato la testimonianza di Paola, una giovane donna che, travolta dalla dipendenza da cocaina, ha abbandonato la scuola e i sogni a soli 18 anni, trovando poi speranza e riscatto nella Comunità di San Patrignano.
Un grido di libertà e dignità
Nel suo discorso, Papa Leone ha condiviso il dolore e la speranza di chi ha attraversato l’inferno della dipendenza, sottolineando quanto sia urgente unire le forze per sconfiggere il male:
“Il male si vince insieme. La gioia si trova insieme. L’ingiustizia si combatte insieme”.
Un appello che va ben oltre il mondo ecclesiale e interpella le istituzioni civili, l’educazione e la politica:
“Il nostro combattimento è contro chi fa delle dipendenze un immenso business. Troppo spesso si fa la guerra ai poveri, non alla povertà. Si riempiono le carceri di vittime, mentre chi tiene la catena resta impunito”.
Liberare le città dall’emarginazione, non dagli emarginati
Denunciando con forza l’ipocrisia di politiche repressive, il Papa ha detto con chiarezza:
“Le nostre città non devono essere liberate dagli emarginati, ma dall’emarginazione; non ripulite dai disperati, ma dalla disperazione”.
Ha poi ribadito il valore della testimonianza di chi è caduto ma ha scelto di rialzarsi:
“Se vi siete sentiti scartati, ora non lo siete più. Gli errori e le ferite, insieme al desiderio di vivere, vi rendono testimoni. La Chiesa ha bisogno di voi. L’umanità ha bisogno di voi”.
Una vocazione alla libertà e alla pace
Il Papa ha chiamato tutti a riscoprire la propria vocazione più profonda:
“Tutti abbiamo la vocazione ad essere più liberi e più umani. È la vocazione alla pace. È questa la vocazione più divina”.
Nel concludere il suo intervento, Leone XIV ha incoraggiato a moltiplicare i luoghi di guarigione e riscatto:
“Percorsi pastorali e politiche sociali devono cominciare dalla strada e non dare mai nessuno per perso”.
Ha poi chiesto una preghiera per sé, “affinché il mio ministero sia a servizio della speranza delle persone e dei popoli”, e ha salutato con un’esortazione semplice e potente:
“Coraggio sempre e avanti”.
Articolo pubblicato precedentemente su acistampa.com. È stato adattato dal team di ewtn.it.






