In una recente intervista rilasciata all’agenzia SIR, il Cardinale gesuita Gianfranco Ghirlanda ha offerto una chiara e preziosa spiegazione sulla distinzione tra la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano, tema centrale in occasione del Giubileo della Santa Sede.
Santa Sede e Stato Vaticano: una distinzione fondamentale
Il Cardinale Ghirlanda, esperto di diritto canonico e figura di rilievo nella Curia Romana, ha chiarito che “la Santa Sede, o Sede Apostolica, può indicare sia la persona del Papa sia la Curia Romana, a seconda del contesto”. Essa rappresenta dunque il centro del governo spirituale e amministrativo della Chiesa Cattolica. Lo Stato della Città del Vaticano, invece, è una realtà distinta: fu istituito dai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 “per garantire al Pontefice piena libertà nell’esercizio del suo ministero”.
Origini storiche e status giuridico internazionale
Ghirlanda ha ricordato che nel 1871 lo Stato italiano promulgò unilateralmente la “Legge delle Guarentigie”, poi respinta da Papa Pio IX. Solo con l’accordo bilaterale del 1929 si trovò una regolazione definitiva. In sintesi, “la Santa Sede è il governo centrale della Chiesa, guidato dal Papa, mentre il Vaticano è uno Stato sovrano, seppur minimo, che ne garantisce l’indipendenza”.
Un punto importante sottolineato dal cardinale riguarda il riconoscimento giuridico internazionale: “è la Santa Sede, e non lo Stato del Vaticano, ad avere soggettività giuridica internazionale e a intrattenere relazioni diplomatiche”.
Una missione unica nel suo genere
Alla domanda se sia difficile per la Santa Sede esercitare il proprio governo senza strumenti statuali classici, Ghirlanda ha risposto: “Senza dubbio, ma è proprio questa condizione che evidenzia la specificità della missione. La Santa Sede è chiamata ad agire nel mondo, senza diventare mondana”.
Ha poi citato Sant’Ignazio di Loyola: “I mezzi devono restare mezzi. Se diventano il fine, si perde la coerenza evangelica”.
Riforma della Curia e diplomazia vaticana
Commentando la riforma della Curia Romana avviata da Papa Francesco con Praedicate Evangelium, Ghirlanda ha detto che essa “va attuata gradualmente, con i necessari aggiustamenti derivanti dall’esperienza. È un passaggio sano del processo riformatore”. Tale riforma, ha proseguito, si inserisce nel solco della “decentramento auspicato dal Concilio Vaticano II”.
Sul fronte della diplomazia, ha chiarito che quella vaticana “non persegue interessi di potere, ma si orienta alla promozione della persona umana”. In quest’ottica, la Santa Sede ha il compito di “denunciare le violazioni dei diritti fondamentali ovunque esse avvengano”, mantenendo sempre la sua azione “al servizio del Vangelo”.
Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale si trova qui.






