Città del Vaticano, 18 giugno 2025 – “Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo bloccati, come in un vicolo cieco, scoraggiati, rassegnati. È la paralisi dell’anima”. Così Papa Leone XIV ha introdotto stamane, durante l’udienza generale, una nuova catechesi dedicata al tema della speranza, riflettendo sul Vangelo della guarigione del paralitico presso la piscina di Betzatà, alle porte del Tempio di Gerusalemme.
Papa Leone all'Udienza Generale di stamattina chiede: "Vuoi guarire?" — è la domanda che Gesù rivolge a chi si sente fermo da troppo tempo. Anche noi, a volte, ci blocchiamo nella rassegnazione, perdiamo la voglia di sperare e lottare.
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Ma Cristo ci invita a rialzarci, a prendere… pic.twitter.com/3jM6xxDU56
“Quella piscina si chiamava casa della misericordia – ha osservato il Pontefice – e può essere immagine della Chiesa, dove i malati e i poveri si radunano e dove il Signore viene per guarire e donare speranza”. Ma l’uomo malato da trentotto anni, incontrato da Gesù, “è ormai rassegnato: ciò che ci paralizza spesso è proprio la delusione, il disincanto, il sentirsi dimenticati”.
Gesù, ha proseguito il Papa, pone una domanda solo apparentemente ovvia: Vuoi guarire?. Una domanda che “punta dritto al cuore: quando siamo bloccati da tempo, può venir meno perfino la volontà di guarire. Si finisce per accettare passivamente la propria condizione, rinunciando a scegliere, a vivere, a sperare”.
Il Pontefice ha quindi messo in guardia da una visione fatalistica della vita, che porta a scaricare sugli altri la responsabilità delle proprie scelte: “Il paralitico dice: non ho nessuno che mi aiuti. Così facendo si autoassolve, si deresponsabilizza. Ma Gesù lo invita a riscoprire la dignità del proprio desiderio e a rialzarsi: Alzati, prendi la tua barella e cammina!”.
Infine, Papa Leone ha sottolineato il significato simbolico del lettuccio: “Non va buttato via. Quella barella è la sua storia, il suo passato, che ora non lo schiaccia più, ma che può portare con sé, con responsabilità. È il segno che può finalmente scegliere dove andare. Camminare, con Gesù, significa riprendere in mano la propria vita”.
“Chiediamo al Signore – ha concluso – la grazia di non cedere alla paralisi della rassegnazione. Di tornare ad abitare nel suo Cuore, che è la vera casa della misericordia”.
Articolo pubblicato precedentemente su acistampa.com. È stato riadattato dal team di ewtn.it.





