Nel cuore della Pentecoste, Roma ha accolto oltre 70.000 membri di movimenti ecclesiali da più di cento Paesi. Un’esperienza di fede, unità e missione condivisa, segnata dalle parole forti di Papa Leone XIV e dalle testimonianze di chi vive ogni giorno il Vangelo.
In cammino come un solo popolo di Dio
Il 7 e l’8 giugno, Piazza San Pietro si è trasformata in un punto di incontro per innumerevoli gruppi ecclesiali, convenuti a Roma per celebrare il Giubileo dei Movimenti. Provenienti da ogni parte del mondo, questi movimenti — nati da un carisma e da una missione condivisa — testimoniano la vitalità della Chiesa attraverso il servizio spirituale e sociale.
Giuseppe Notarstefano, Presidente dell’Azione Cattolica Italiana, ha sottolineato:
«Innanzitutto è una grande occasione di grazia, potere camminare insieme. E ricordarci che l’impegno delle associazioni è questo, camminare insieme. Insieme a Sant’Agostino camminare e cantare insieme, cantare per ringraziare, perché davvero queste giornate e questi incontri ci fanno vedere la ricchezza.»
Fondata nel 1868 e approvata da Papa Pio IX, l’Azione Cattolica è una delle realtà laicali più longeve e dinamiche, con 400.000 membri attivi.
Marija Cachia, presidente di Azione Cattolica Malta, ha evidenziato la bellezza dell’unità nella diversità:
«Dall’Azione Cattolica Italiana nei paesi, prendiamo con noi e portiamo con noi qua le nostre culture, le nostre lingue, le nostre diversità… ma in questa diversità noi siamo un’Azione Cattolica. E qui si fa esperienza della Chiesa universale. Con queste diversità siamo un solo popolo di Dio.»
Un’espressione che riflette il cuore stesso del tema del pontificato di Papa Leone XIV: In illo uno unum — Nell’Uno, siamo uno.
Pentecoste: unità e missione nello Spirito
Il momento spirituale culminante è stato la Veglia di Pentecoste presieduta dal Santo Padre la sera del 7 giugno. Una celebrazione animata da un coro internazionale e arricchita da testimonianze commoventi, come quella di Pedro e Maria Begoña Sánchez, del Cammino Neocatecumenale, genitori di dodici figli e missionari in Ucraina.
Pedro Sánchez ha raccontato:
«Noi abbiamo offerto, diciamo così, la nostra vita per la Chiesa dove c’è bisogno. Siamo già da 15 anni in Ucraina. Papa Benedetto XVI ci ha inviati a Donieck, poi a Kiev. Abbiamo visto che quello è anche la Provvidenza di Dio che continua ad aiutarci nel matrimonio e con i nostri figli.»
Maria Begoña Sánchez ha aggiunto:
«La fede è una luce per il mondo. Viviamo la fede attraverso questo carisma, che ha la vocazione non di cercare chi già crede, ma di chiamare chi è lontano dalla fede. Se non avessi conosciuto la fede attraverso il Cammino, forse non sarei nemmeno nella Chiesa — perché ero molto provata, e il Signore ha scelto questa realtà concreta.»
Il Papa, durante la Veglia, ha pronunciato parole profonde che hanno segnato l’intero evento:
«In un mondo lacerato e senza pace lo Spirito Santo ci educa infatti a camminare insieme. La terra riposerà, la giustizia si affermerà, i poveri gioiranno, la pace tornerà se non ci muoveremo più come predatori, ma come pellegrini. Non più ognuno per sé, ma armonizzando i nostri passi ai passi altrui.»
Camminare insieme per affrontare le sfide
Aurelio Molè, dell’Ufficio Stampa del Movimento dei Focolari, ha spiegato che oggi i movimenti devono rispondere a una nuova fase:
«Adesso siamo in questa fase in cui i movimenti hanno avuto un certo ridimensionamento, dopo la crescita iniziale. Devono sempre più camminare insieme, uniti, perché le grandi sfide della pace, della conversione ecologica, dei poveri, delle migrazioni, si possono portare avanti solo in rete. Uno con l’altro.»
Ha sottolineato anche l’impronta del nuovo Pontefice:
«Questo nuovo Papa ha già nominato in tutti i suoi discorsi la parola unità circa venti volte e poi nel motto suo stesso richiama proprio nell’unico Gesù: Siamo tutti uno.»
La speranza è una Persona
Nel Giubileo della Speranza, i movimenti ecclesiali sono chiamati a un rinnovato impegno. Come ha detto ancora Giuseppe Notarstefano:
«La speranza non è un facile ottimismo. In questo tempo è difficile essere uomini di speranza. Per noi la speranza è una persona, è Gesù Cristo. E sappiamo che per noi sperare significa vivere come ci ha mostrato il Signore e quindi essere testimoni del suo Vangelo oggi.»
Un messaggio potente per una Chiesa che si rinnova nel segno dell’unità, della missione e della speranza.






