Città del Vaticano – “Il binomio Trinità-sport non è esattamente di uso comune, eppure l’accostamento non è fuori luogo”. Con queste parole Papa Leone XIV ha aperto l’omelia della Messa celebrata nella Solennità della Santissima Trinità, in occasione del Giubileo dello Sport, riunendo atleti e appassionati nella Basilica di San Pietro.
Papa Leone XIV, nella Solennità della Santissima Trinità, ha presieduto la Santa Messa nel Giubileo dello Sport e ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II: «Gesù è il vero atleta di Dio», perché «ha vinto il mondo non con la forza, ma con la fedeltà dell’amore». pic.twitter.com/XyWaHTo3Rq
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Il Pontefice ha sottolineato come ogni autentica attività umana possa contenere un riflesso della bellezza divina, e in particolare lo sport, “perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi”.
Dio in movimento, come l’atleta che dona sé stesso
“Dio non è statico, non è chiuso in sé. È comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”, ha spiegato Leone XIV. “È da questo dinamismo divino che sgorga la vita. Alcuni Padri della Chiesa parlano addirittura, arditamente, di un Dio che si diverte”.
Il Papa ha poi offerto un’immagine concreta, tratta dalle competizioni sportive:
“Quando durante le gare gli spettatori gridano: «Dai!», un imperativo bellissimo: non si tratta solo di dare una prestazione fisica, ma di dare sé stessi, di giocarsi. Si tratta di darsi per gli altri e, se si è veramente sportivi, questo vale al di là del risultato”.
Collaborazione, limite e speranza: il Vangelo attraverso lo sport
In un mondo segnato da solitudine e individualismo, il Papa ha indicato nello sport, specialmente quello di squadra, uno strumento per “ricomporre legami, costruire ponti, educare alla collaborazione”.
“Lo sport valorizza la concretezza dello stare insieme, il senso del corpo, dello spazio, della fatica, del tempo reale. Così, contro la tentazione di fuggire in mondi virtuali, esso aiuta a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta, luogo in cui solo si esercita l’amore”.
Ma è anche nella sconfitta che l’atleta, secondo il Papa, incontra una verità profonda:
“L’uomo che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi”.
L’esempio di Pier Giorgio Frassati: “Nessuno nasce santo”
Nel giorno del Giubileo, il pensiero del Papa è andato anche a Pier Giorgio Frassati, sportivo e beato, prossimo alla canonizzazione:
Nel giorno del Giubileo dello Sport, il pensiero di Papa Leone XIV è andato a Pier Giorgio Frassati, sportivo e beato, prossimo alla canonizzazione: "La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo." pic.twitter.com/tw7whEmm6G
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“La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo. È l’allenamento quotidiano dell’amore che ci avvicina alla vittoria definitiva e che ci rende capaci di lavorare all’edificazione di un mondo nuovo”.
Una missione affidata agli sportivi
Il messaggio conclusivo del Pontefice è stato rivolto direttamente agli atleti, ai formatori e alle famiglie:
“La Chiesa vi affida la missione di essere, nelle vostre attività, riflesso dell’amore di Dio Trinità per il bene vostro e dei fratelli. Lasciatevi coinvolgere da questa missione, con entusiasmo”.
Articolo precedentemente pubblicato qui. È stato riadattato dal team di ewtn.it.





