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Papa Leone XIV: “La parabola fa nascere in noi delle domande, ci invita a non fermarci all’apparenza”

Papa Leone XIV durante la sua prima udienza | | Daniel Ibanez / ACI Group

Papa Leone XIV nella sua prima Udienza Generale riprende il ciclo di catechesi cominciate da Papa Francesco

Papa Leone XIV nella sua prima Udienza Generale riprende il ciclo di catechesi cominciate da Papa Francesco, “Gesù Cristo nostra speranza”, incentrando la sua meditazione sul tema “Il seminatore. Egli parlò loro di molte cose con parabole”. Questa, ricordiamo, è la prima udienza generale di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro.

“Riprendo il ciclo di catechesi giubilari, sul tema Gesù Cristo Nostra Speranza, iniziate da Papa Francesco. Continuiamo oggi a meditare sulle parabole di Gesù, che ci aiutano a ritrovare la speranza, perché ci mostrano come Dio opera nella storia. Oggi vorrei fermarmi su una parabola un po’ particolare, perché si tratta di una specie di introduzione a tutte le parabole. Mi riferisco a quella del seminatore. In un certo senso, in questo racconto possiamo riconoscere il modo di comunicare di Gesù, che ha tanto da insegnarci per l’annuncio del Vangelo oggi”, dice subito Papa Leone XIV.

“Ogni parabola racconta una storia che è presa dalla vita di tutti i giorni, eppure vuole dirci qualcosa in più, ci rimanda a un significato più profondo. La parabola fa nascere in noi delle domande, ci invita a non fermarci all’apparenza. Davanti alla storia che viene raccontata o all’immagine che mi viene consegnata, posso chiedermi: dove sono io in questa storia? Cosa dice questa immagine alla mia vita? Il termine parabola viene infatti dal verbo greco paraballein, che vuol dire gettare innanzi. La parabola mi getta davanti una parola che mi provoca e mi spinge a interrogarmi”, continua il Pontefice nella sua catechesi.

Poi Papa Leone XIV spiega ancora: “Nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo, la parabola del seminatore introduce una serie di altre piccole parabole, alcune delle quali parlano proprio di ciò che avviene nel terreno: il grano e la zizzania, il granellino di senape, il tesoro nascosto nel campo. Cos’è dunque questo terreno? È il nostro cuore, ma è anche il mondo, la comunità, la Chiesa. La parola di Dio, infatti, feconda e provoca ogni realtà”.

Nella parabola del seminatore, “Dio è fiducioso e spera che prima o poi il seme fiorisca. Egli ci ama così: non aspetta che diventiamo il terreno migliore, ci dona sempre generosamente la sua parola. Forse proprio vedendo che Lui si fida di noi, nascerà in noi il desiderio di essere un terreno migliore. Questa è la speranza, fondata sulla roccia della generosità e della misericordia di Dio”, continua il Papa.

Leone XIV conclude la sua prima catechesi con una bella immagine: “Ho in mente quel bellissimo dipinto di Van Gogh: Il seminatore al tramonto. Quell’immagine del seminatore sotto il sole cocente mi parla anche della fatica del contadino. E mi colpisce che, alle spalle del seminatore, Van Gogh ha rappresentato il grano già maturo. Mi sembra proprio un’immagine di speranza: in un modo o nell’altro, il seme ha portato frutto. Non sappiamo bene come, ma è così. Al centro della scena, però, non c’è il seminatore, che sta di lato, ma tutto il dipinto è dominato dall’immagine del sole, forse per ricordarci che è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante. È il sole che scalda le zolle della terra e fa maturare il seme”.

Questo articolo è stato pubblicato su ACI Stampa e ripreso dal team di EWTN Italia

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