Nel cuore dell’Anno Giubilare, Roma rende omaggio a uno dei più grandi maestri dell’arte sacra e profana: Michelangelo Merisi da Caravaggio. La mostra “Caravaggio 2025”, ospitata a Palazzo Barberini, riunisce 24 opere dell’artista, in un percorso che vuole raccontare non solo l’evoluzione pittorica ma anche il dramma interiore e spirituale di un uomo segnato dal genio, dalla fuga e dalla grazia. Capolavori noti e tele raramente visibili si alternano in un dialogo visivo potente e struggente, tra la luce accecante del divino e le ombre della condizione umana.
Un itinerario tra capolavori nascosti e riscoperte recenti
Maria Cristina Terzaghi, tra le massime studiose del pittore e docente a Roma Tre, ha spiegato che “la mostra Caravaggio 2025 raccoglie 24 opere dell’artista, tentando di illustrare il suo percorso biografico e la sua carriera, in particolare, con l’ambizione di presentare dei dipinti poco visibili o per niente visibili al pubblico”. L’intento curatoriale non è solo espositivo ma profondamente interpretativo: restituire la complessità dell’uomo e dell’artista, tra realismo e misticismo.
Thomas Clément Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica, sottolinea il valore eccezionale dell’iniziativa, ricordando che “è una mostra straordinaria nella quale sono anche esposte due opere recentemente riscoperte che sono L’Ecce Homo, riscoperto a Madrid nel 2021 o il ritratto di Matteo Barberini che abbiamo recentemente esposto questi mesi, qui alle Gallerie Nazionali di Arte Antica”. Secondo Salomon, si tratta di un evento irripetibile: “È davvero un percorso straordinario, un’occasione unica per rivedere un qualcosa del genere, un progetto di questa ambizione, con un numero così elevato e con così tanti capolavori di Caravaggio, ci vorranno veramente dei decenni”.
Dalle botteghe romane alla luce eterna
La storica dell’arte Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese e figura centrale negli studi caravaggeschi, invita a guardare all’artista con rinnovata profondità. A suo avviso “è un’occasione straordinaria di conoscere e riaffrontare con occhi nuovi, con gli occhi degli ultimi studi, il grandissimo artista”. E precisa: “Noi partiamo da questi esordi, nelle botteghe romane, che vengono molto ben rappresentati dalla presenza del ‘mondafrutto’, del ragazzo che sbuccia un frutto, una delle composizioni più amate, evidentemente, dai contemporanei di Caravaggio, perché ne esistono moltissime versioni, noi abbiamo qui l’esemplare delle collezioni reali inglesi, accostato al ‘Bacchino Malato’ della Galleria Borghese, quadro che raggiunse le collezioni di Scipione Borghese nel 1607, venendo direttamente dalla bottega del Cavalier d’Arpino”.
Un’eredità viva tra arte, fede e realtà
L’esposizione non è soltanto un omaggio alla tecnica pittorica, ma anche un richiamo spirituale: Caravaggio resta un interprete radicale dell’umano e del divino. La sua luce tagliente, il suo realismo che non edulcora la carne né la colpa, ci parlano ancora oggi con forza inalterata. “Caravaggio 2025” è molto più di una mostra: è un pellegrinaggio nell’anima inquieta di un uomo che ha saputo trasformare l’ombra in rivelazione.






