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“Giuda”, un nome che genera confusione

San Giuda Taddeo | Credit: Renata Sedmakova/Shutterstock
San Giuda Taddeo | Credit: Renata Sedmakova/Shutterstock

La Settimana Santa può essere una buona occasione per chiarire qualcosa che a volte genera confusione: ogni volta che il nome “Giuda” compare nella Scrittura, ci si riferisce sempre a colui che tradì Gesù?

La risposta a questa domanda potrebbe essere importante, anzitutto per non demonizzare inutilmente il nome ebraico originale (che possiede una ricca tradizione biblica), e, in secondo luogo, per comprendere meglio il gruppo di amici che accompagnò Gesù di Nazaret.

È vero che, in generale, il nome “Giuda” evoca spontaneamente il peggio dell’essere umano – così è stato trasmesso dalla tradizione cristiana –; ma è anche vero che non sempre è stato così.

In lingue come l’italiano, dove il nome originale “Giuda” (in ebraico “Yahûdâh”) ha una sola forma di traduzione, la tendenza è proprio quella di identificare il nome con il decadimento dell’apostolo traditore, ancor più se si considera che, a differenza di lingue come l’inglese, mancano distinzioni (come “Judas” e “Jude”) per differenziare i personaggi.

È quindi importante sapere che “Giuda”, in greco Ὶούδας, è un nome che deriva dall’ebraico “Yahûdâh” (יהודה), e ha un significato molto bello: “Sia lodato il Signore”.

Nell’Antico Testamento, “Giuda” o “Yahûdâh” era, per cominciare, il nome di uno dei capi delle dodici tribù d’Israele, motivo per cui la regione dove si stabilì quella tribù prese il nome di Giudea.

Ai tempi di Gesù, Giuda era già un nome abbastanza comune tra gli ebrei; la sua fama era aumentata grazie a personaggi come Giuda Maccabeo, il celebre guerriero che lottò per il ripristino del culto ebraico nel cosiddetto Secondo Tempio, durante la rivolta dei Maccabei (II sec. a.C.), ricordata nei Libri dei Maccabei I e II.


Due Giuda

Nei Vangeli compaiono due Giuda:

  • Giuda Iscariota, che tradì Gesù,
  • Giuda Taddeo, che, pur portando lo stesso nome, seguì il Maestro fino alla santità, subendo anche il martirio.

Questi due personaggi, così diversi per l’esito delle loro vite, avevano però alcune cose in comune: oltre al nome, entrambi furono chiamati da Gesù a seguirlo, e quindi facevano parte del gruppo dei Dodici Apostoli.

Entrambi ascoltarono direttamente il Maestro e furono testimoni dei suoi miracoli – forse anche ne compirono in suo nome. Per questo i Vangeli li menzionano entrambi, e sono gli stessi evangelisti a introdurre delle distinzioni fondamentali per non confonderli.

Giuda Iscariota è spesso chiamato semplicemente “l’Iscariota”, mentre per il santo si preferisce evitare il nome “Giuda” e si parla solo di “Taddeo”.

Nonostante questo sforzo, in molti contesti, e per diversi secoli, la sola menzione del nome Giuda ha finito per oscurare il “Giuda buono”, San Giuda Taddeo, patrono delle cause impossibili.

Dunque, tornando alla domanda iniziale, non sempre nella Scrittura il nome “Giuda” si riferisce allo stesso personaggio, come vedremo più nel dettaglio qui sotto.


San Giuda Taddeo

Gli evangelisti Matteo e Marco lo chiamano semplicemente “Taddeo” (cfr. Mt 10,3; Mc 3,18), mentre Luca lo presenta come “Giuda di Giacomo”, sia nel suo Vangelo che negli Atti degli Apostoli.

San Giovanni lo colloca nell’Ultima Cena, quando rivolge una domanda a Gesù:

“Signore, come mai devi manifestarti a noi e non al mondo?” (Gv 14,22).

Gli studiosi e la tradizione concordano nell’identificare Giuda Taddeo come fratello di Giacomo il Minore e cugino di Gesù. Era figlio di Alfeo, fratello di San Giuseppe, e Alfeo era sposato con Maria di Cleofa, sorella della Vergine Maria. Da qui l’idea di una somiglianza fisica tra Taddeo e Gesù, spesso evidenziata anche nell’iconografia (dove Taddeo è rappresentato con un’immagine di Cristo sul petto).

A San Giuda Taddeo è attribuita una delle lettere del Nuovo Testamento: l’Epistola di San Giuda. Al versetto 1, egli si presenta come

“servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo” (Gd 1,1).


Giuda Iscariota

Disse una volta Papa Benedetto XVI:

“Già solo il nome di Giuda suscita tra i cristiani una reazione istintiva di riprovazione e condanna” (Udienza Generale, 18 ottobre 2006).

Poco o nulla si sa della sua vita prima di entrare nel gruppo dei Dodici, e non è chiaro nemmeno il significato dell’epiteto “Iscariota”. Questi aspetti contrastano con ciò che i Vangeli mostrano una volta che era diventato “uno dei Dodici” (Mt 26,14.47; Mc 14,10.20; Gv 6,71): fu davvero un apostolo, eppure tradì il Maestro.

Giuda Iscariota era l’incaricato della cassa (Gv 12,6; 13,29) e doveva amministrare il denaro per i poveri. Ma proprio in questo incarico mostrò la sua malizia, perché rubava dalla cassa – San Giovanni lo chiama “ladro” (Gv 12,6) – e si lamentò per il presunto spreco dei profumi con cui la peccatrice unse i piedi di Gesù (cfr. Lc 7,37-39).

Perché Giuda Iscariota finì per tradire Gesù? Le risposte sono molteplici:
– si sentiva deluso dal fatto che Gesù non fosse un leader politico,
– voleva forzarlo a guidare la liberazione del popolo ebraico,
– desiderava un regno terreno dove ottenere un posto di potere…

Ma nessuna di queste spiegazioni è più forte della motivazione indicata dal Vangelo:

“Il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, l’intenzione di tradirlo” (Gv 13,2);
oppure come scrive San Luca: “Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era del numero dei Dodici” (Lc 22,3).

Ancora una volta, Papa Benedetto XVI va al cuore della questione e afferma:

“In questo modo – diceva il Pontefice, basandosi sugli evangelisti – si va oltre le motivazioni storiche e si spiega l’accaduto basandosi sulla responsabilità personale di Giuda, che cedette miseramente a una tentazione del Maligno”.


In conclusione, al di là di un nome inevitabilmente appesantito dalla figura del traditore, ciò che conta davvero è l’atteggiamento dell’uomo di fronte al Signore Gesù.

Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova qui.

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