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Oggi è Venerdì Santo: accompagniamo Cristo nella sua Passione e Morte in Croce!

Venerdì Santo, il 18 aprile | ewtn.it
Venerdì Santo, il 18 aprile | ewtn.it

Oggi, 18 aprile, è il Venerdì Santo e tutta la Chiesa si unisce nel lutto e in uno spirito penitenziale per commemorare la Passione e la Morte del Signore.
La liturgia di oggi, ricca di significato, ci offre momenti intensi nei quali possiamo approfondire il mistero del sacrificio di Cristo.

In tutto il mondo cristiano si vivono diverse espressioni di fede: si prega la Via Crucis, si ascolta il “Sermone delle Sette Parole” – una riflessione sulle parole pronunciate da Cristo sulla Croce – e si svolgono processioni o liturgie simili, normalmente guidate dall’immagine di Cristo sofferente e di sua Madre Addolorata.
Nel Venerdì Santo non si celebra la Santa Eucaristia, né alcun altro sacramento, ad eccezione del Sacramento della Riconciliazione e dell’Unzione degli Infermi in caso di necessità o urgenza.

Un giorno per mettere il cuore davanti al Signore


Nel pomeriggio del Venerdì Santo si celebra la Passione del Signore, commemorando i vari momenti vissuti dal Salvatore nelle ore precedenti la sua esecuzione. Questo cammino di dolore viene ricordato passo dopo passo attraverso la proclamazione della Parola, l’Adorazione della Croce e la Comunione Eucaristica – consacrata il giorno precedente, Giovedì Santo.

In parallelo, la Santa Madre Chiesa ci invita ad accompagnare la Vergine Maria nei suoi dolori di Madre. Ella non abbandonò mai suo Figlio e, a differenza della maggior parte dei discepoli, non fuggì ma rimase salda ai piedi della croce.
Verso la fine della Celebrazione della Passione, dopo l’Adorazione della Croce, il Messale Romano indica: “A seconda delle consuetudini locali o delle tradizioni popolari e secondo l’opportunità pastorale, può essere cantato lo Stabat Mater(…) o un canto adatto che richiami il dolore della Beata Vergine Maria” (Messale Romano, rubriche per il Venerdì Santo, n. 20).

La sera, i fedeli meditano il cammino di Gesù verso il Calvario o Golgota attraverso la Via Crucis. In molti luoghi, prima di concludere la giornata, si celebra l’“Ufficio delle Tenebre”, che rievoca l’oscurità in cui cadde il mondo alla morte del Redentore. Tale celebrazione, solitamente svolta all’interno della chiesa in un’atmosfera di crescente oscurità, termina con un segno di speranza: dopo aver gradualmente spento ogni luce, si accende una candela sull’altare, simbolo che Gesù risorgerà.

Tutte queste forme di pietà dimostrano che la Chiesa, come madre premurosa, offre i mezzi necessari per avvicinarci a Dio e vivere il mistero del suo amore sacrificale, che è infinito. Non dimentichiamo mai che Cristo non trattenne nulla per sé, ma diede tutto per la nostra salvezza.

Noi fedeli siamo chiamati a rispondere con il silenzio – esteriore ed interiore – e a coltivare uno spirito di raccoglimento. Dobbiamo unirci al lutto per la morte di Gesù Cristo, come ricordava il P. Donato Jiménez, OAR: “Dobbiamo far nostri i sentimenti della Chiesa”. A tal fine, è di grande aiuto osservare i precetti del digiuno e dell’astinenza.

Ciò che è spezzato sarà ricomposto e rinnovato


Il P. Jiménez ricordava anche che nel Venerdì Santo “celebriamo la morte di Gesù, che è morto per ciascuno di noi e per tutta l’umanità, per riconciliarci con il Padre”. In altre parole, oggi celebriamo l’amore estremo, l’amore divino, l’unico capace di pagare il riscatto più alto per la nostra salvezza: la vita del Figlio.
Questo dovrebbe avere un impatto profondo nella nostra vita quotidiana: grazie a Cristo, le porte che si erano chiuse a causa dei nostri peccati sono state riaperte per non essere mai più richiuse. Chi, conoscendo questa verità, potrebbe continuare a vivere come prima?

È importante, allora, interiorizzare che Gesù si è consegnato sulla Croce per ciascuno personalmente. Questo dono è personale: per me, per te, e non è stato fatto in maniera “generica”. Ecco perché la Croce è segno di vittoria: con essa ‘muore la morte’. Su di essa perisce il peccato, la sua forza e le sue conseguenze; Gesù ha scelto liberamente di ‘morire la mia morte’, volendo morire al posto mio.
Non è forse questa la vittoria più grande della storia? Che importanza ha se per qualcuno appare come un fallimento? Sicuramente non lo è.

Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. Pubblicato originariamente qui.

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