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80 anni fa moriva il teologo Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer || Wikipedia Commons

Un “ritratto impressionista” del noto teologo martire

“L’importante è soltanto che noi ricominciamo a pregare con fiducia e amore i salmi, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo”. Sono queste le parole con le quali il teologo Dietrich Bonhoeffer concludeva il suo ultimo libro dato alle stampe personalmente, nel 1940, prima del divieto di pubblicazione impostogli dal regime nazista. Un libro che parla della forza della preghiera: dei Salmi soprattutto. Per Bonhoeffer i Salmi non erano semplicemente preghiere ma “forma del corpo del Signore, nel quale ha parlato lo Spirito santo”. Sintetizzare in poche righe il suo pensiero teologico è impresa impossibile. Cerchiamo, allora, di comprendere almeno questa sua visione dei Salmi: il suo rapporto con il Salterio. 

Per anni la preghiera e la meditazione dei salmi accompagnato hanno Bonhoeffer, come testimoniano numerose sue opere: da “Vita comune” ( del 1939) ad altri scritti minori. Le parole del teologo sul salmo 119 riescono a fornirci un’idea sommaria della sua considerazione di queste particolari preghiere. Le scrive nel suo “Meditazioni sul salmo 119”: 

“Sono un ospite sulla terra” (Sal 119,19) … Come ospite sono sottoposto alle leggi del luogo dove alloggio. La terra che mi nutre rivendica un diritto al mio lavoro e alla mia forza. Non spetta a me disprezzare la terra su cui trascorro la mia vita; le devo fedeltà e riconoscenza. Non posso evitare la sorte che mi obbliga a essere ospite e forestiero, e quindi sfuggire alla chiamata di Dio a vivere questa condizione di forestiero, trascorrendo sognante la mia vita terrena nel pensiero del cielo. Esiste una nostalgia assai empia dell’altro mondo, alla quale certo non è destinato alcun appagamento… Non devo chiudere il mio cuore nell’indifferenza verso i compiti, i dolori e le gioie della terra; devo attendere con pazienza l’adempimento della promessa divina, ma attenderlo davvero e non assicurarmelo in anticipo nei desideri e nei sogni” . Parole che hanno tutta la parvenza di poesia. 

Il teologo Dietrich Bonhoeffer nasce il 4 febbraio 1906 a Breslavia, in Polonia, ma la sua famiglia è di origine berlinese. Dietrich sceglierà di studiare teologia, una scelta “anomala” per i suoi genitori critici verso la Chiesa cattolica (appartenevano alla Chiesa luterana). Studia dunque a Tübingen e all’università di Berlino e termina i suoi studi nel 1927. Quando annuncia di voler diventare un pastore i parenti reagiscono male.  Dal 1931 al 1933 insegnerà a Berlino. Sono gli anni in cui il Nazismo comincia a prendere forma: lui si oppone, l’osteggia. Nel 1933, in una trasmissione radiofonica, definisce Hitler non un Fürher ma un Verfürher (seduttore). La trasmissione viene troncata dalla censura. Dopo l’ascesa del Nazismo, lascerà Berlino e si stabilizzerà a Londra per un paio d’anni per poi tornare nel 1935 in Germania. Qui resta fino al 1939.

Arrivo poi in America. Ma proprio in questa terra un pensiero lo assalle: ha lasciato il suo popolo alle prese con Hitler; non può permettersi questo pensiero e così ritorna nella sua patria e prende contatti con la resistenza antifascita. Nel 1943 viene arrestato e internato nel carcere militare di Tegel. Il 3 aprile 1945 Bonhoeffer e altri quindici prigionieri politici vengono caricati su un camion e portati nella foresta bavarese, a Regensburg e Schönberg, nei pressi di Flossenburg. Qui, dopo un processo farsa, vengono tutti condannati a morte per alto tradimento. Dietrich Bonhoeffer viene impiccato il 9 aprile 1945.

Questo articolo è stato pubblicato su ACI Stampa e ripreso dal team di EWTN Italia

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Antonio Tarallo

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