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9 fatti chiave che ogni cattolico dovrebbe sapere sulla Domenica delle Palme

L'Arcivescovo di Milano, Mario Delpini , durante la processione della Domenica delle Palme, il 25 marzo 2018 | Repubblica.it
L'Arcivescovo di Milano, Mario Delpini , durante la processione della Domenica delle Palme, il 25 marzo 2018 | Repubblica.it

Domenica 13 aprile 2025 segna l’inizio della Settimana Santa per la Chiesa Cattolica, con la commemorazione della Domenica delle Palme, giorno che rievoca l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

I fedeli sono invitati a unirsi a questa celebrazione, il cui significato e le cui pratiche sono descritti nella Lettera sulle feste pasquali del Vaticano (1998) e nel libro “Gesù di Nazaret: Dall’ingresso in Gerusalemme alla Risurrezione” di Papa Benedetto XVI.

Ecco 9 punti chiave su questo giorno liturgico:


1. La Domenica delle Palme è anche detta “Domenica della Passione”

Il nome “Domenica delle Palme” deriva dall’evento dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, quando la folla lo accolse agitando rami di palma (Giovanni 12,13).

Il titolo di “Domenica della Passione” si deve invece alla lettura integrale del racconto della Passione durante le Messe di questo giorno. Se non fosse così, questo passo evangelico non verrebbe letto in una domenica, poiché la successiva è dedicata alla Risurrezione.

Secondo la Lettera sulle feste pasquali, la Domenica delle Palme “abbraccia sia il presagio del trionfo regale di Cristo sia l’annuncio della sua Passione”. Si sottolinea anche che “il legame tra questi due aspetti del mistero pasquale deve emergere sia nella celebrazione sia nella catechesi del giorno”.


2. Nella Domenica delle Palme si svolge una processione prima della Messa

La processione si tiene una sola volta, generalmente prima della Messa con maggiore affluenza, sia il sabato che la domenica.

“Durante la processione, i fedeli imitano le acclamazioni e i gesti dei fanciulli ebrei che uscirono incontro al Signore, cantando con fervore l’‘Osanna!’”, spiega la Lettera sulle feste pasquali.


3. Si possono portare palme o altri rami durante la processione

Non è necessario utilizzare esclusivamente foglie di palma. Possono essere usate anche altre piante locali, come ulivo, salice, abete e altri alberi.

Secondo il Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia, “i fedeli amano conservare nelle loro case, e talvolta anche nei luoghi di lavoro, i rami di ulivo o di altri alberi che sono stati benedetti e portati in processione”.


4. I fedeli devono conoscere il significato della celebrazione

Lo stesso Direttorio raccomanda che “i fedeli siano istruiti sul significato di questa celebrazione affinché possano coglierne il senso”.

È importante ricordare che “ciò che conta è la partecipazione alla processione e non semplicemente l’acquisizione dei rami”, che non devono essere conservati come amuleti, né per usi magici, terapeutici o agricoli contro presunti spiriti maligni o danni nei campi o nelle case.


5. Gesù rivendica il diritto dei re nel suo ingresso trionfale a Gerusalemme

Nel libro “Gesù di Nazaret”, Papa Benedetto XVI spiega che Cristo rivendica un diritto reale: quello di richiedere un mezzo di trasporto particolare. L’uso di un animale (un asino) sul quale nessuno era mai salito è un segno di regalità.

Gesù voleva che il suo gesto fosse interpretato alla luce delle promesse dell’Antico Testamento compiute in Lui.


6. I pellegrini riconoscono Gesù come re messianico

Il Papa emerito evidenzia che il gesto dei pellegrini di stendere i propri mantelli a terra per far passare Gesù si rifà alla tradizione regale israelitica (2Re 9,13).

Questo gesto dei discepoli rappresenta un’intronizzazione in continuità con la monarchia davidica, e rimanda alla speranza messianica ad essa legata.

I pellegrini, inoltre, tagliano rami e cantano versi del Salmo 118, trasformando parole liturgiche in una proclamazione messianica:
“Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno del nostro padre Davide che viene! Osanna nel più alto dei cieli!” (Mc 11,9-10; cfr. Sal 118,26).


7. “Osanna” è un grido di giubilo e una preghiera profetica

Ai tempi di Gesù, la parola “Osanna” portava con sé un significato messianico. Esprimeva la gioia e la lode dei pellegrini, ma anche la speranza che l’ora del Messia fosse giunta.

Allo stesso tempo, era una preghiera: chiedeva che il regno di Davide, e quindi il regno di Dio su Israele, fosse ristabilito.


8. La folla che acclamò Gesù non è la stessa che chiese la sua crocifissione

Nel suo libro, Papa Benedetto XVI chiarisce che nei tre Vangeli sinottici, così come in quello di Giovanni, si sottolinea che non furono gli abitanti di Gerusalemme ad acclamare Gesù, ma le folle di pellegrini che lo accompagnavano.

Questo è evidente nel Vangelo di Matteo, subito dopo l’“Osanna”:
“Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e diceva: ‘Chi è costui?’ E la folla rispondeva: ‘È il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea’” (Mt 21,10-11).

Gli abitanti di Gerusalemme avevano sentito parlare del profeta di Nazaret, ma non lo conoscevano davvero, né lo consideravano importante.


9. Il racconto della Passione ha una particolare solennità nella liturgia

La Lettera sulle feste pasquali, al n. 33, afferma:
“È opportuno mantenere la tradizione del modo di proclamare la Passione, cioè con tre persone: Cristo, il narratore e il popolo. La Passione deve essere proclamata da diaconi o presbiteri, o, in mancanza, da lettori. Tuttavia, la parte di Cristo è riservata al sacerdote.”

Durante la proclamazione della Passione non si portano lumi né incensonon si dà il saluto iniziale al popolo come di consueto per il Vangelo, né si segna il libro. Solo i diaconi chiedono la benedizione al sacerdote.

Per il bene spirituale dei fedeli, è consigliabile che si legga integralmente il racconto della Passione, senza omettere le letture che lo precedono.

Articolo tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’originale si trova qui.

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