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Aiuto alla Chiesa che Soffre: “Preghiamo intensamente per la Siria dopo le stragi di civili”

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale affinché si preghi “intensamente” per la Siria, in seguito alle recenti stragi di civili avvenute nelle regioni costiere del Paese.

Un appello alla preghiera per la pace

Regina Lynch, presidente esecutiva di ACS, ha dichiarato in un comunicato:

“In questi momenti di dolore e sofferenza, ricorriamo all’unica vera fonte di pace: la preghiera. Chiediamo a tutti i fedeli di elevare le loro voci al Signore, confidando nel Suo amore e potere per portare conforto a chi ne ha più bisogno.”

La fondazione ha inoltre invocato la protezione della Vergine Maria per il popolo siriano:

“Che Nostra Signora della Siria protegga questa nazione, ferita da troppi anni di guerra e sofferenza. Ora più che mai dobbiamo pregare per la sua guarigione e il suo futuro. Che la fede ci mantenga uniti e la speranza in Cristo illumini questo popolo provato.”

Stragi di civili e persecuzioni contro i cristiani

Negli ultimi giorni, le immagini degli attacchi contro la popolazione civile, in particolare contro la comunità alauita, hanno scosso l’opinione pubblica internazionale. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, almeno 973 civili sono stati uccisi in questa ondata di violenza.

ACS, citando fonti anonime per motivi di sicurezza, ha descritto il 7 marzo come “una giornata nera e dolorosa” per le città costiere di Tartus, Banias, Jabla e Latakia, oltre ai villaggi circostanti, dove sono state perpetrate stragi indiscriminate.

Le stesse fonti riportano:

“Il numero di vittime è drammatico; la maggior parte erano civili, tra cui giovani, donne, medici e farmacisti. Alcune famiglie con i loro bambini sono state massacrate a sangue freddo.”

Anche i cristiani sono stati presi di mira:

“Tra le vittime vi sono un padre e un figlio appartenenti a una chiesa evangelica di Latakia, assassinati nella loro auto, e il padre di un sacerdote a Banias.”

Inoltre, nel villaggio cristiano di Belma, abitato prevalentemente da anziani e senza alcuna difesa armata, la popolazione ha subito due giorni di terrore:

“Le loro case sono state violate e saccheggiate, i beni personali rubati.”

La denuncia delle autorità religiose

Anche le autorità ecclesiastiche hanno preso una posizione netta contro la violenza. Il Vicario Apostolico Latino di Aleppo, Mons. Hanna Jallouf, ha lanciato un appello alla riconciliazione nazionale, dichiarando:

“Ci uniamo alla voce di ogni persona onesta e patriottica in questo Paese, ribadendo il nostro rifiuto di ogni forma di violenza, vendetta e rappresaglia fondata su motivi settari o religiosi.”

Allo stesso modo, il Patriarca ortodosso Giovanni X Yazigi, nella sua omelia del 9 marzo nella Cattedrale Mariamita di Damasco, ha condannato gli attacchi contro i civili:

“La maggior parte delle vittime non era affiliata a nessun gruppo militante, ma erano civili innocenti e disarmati, tra cui donne e bambini.”

Inoltre, ha denunciato la profanazione di simboli religiosi:

“L’icona della Vergine Maria è stata distrutta, calpestata e profanata. Maria è venerata non solo dai cristiani, ma anche dai musulmani, come conferma il Corano nel capitolo a lei dedicato, la Sura Maryam, che proclama come Dio l’abbia scelta tra tutte le donne del mondo.”

Un grido per la pace

ACS ha infine rivolto un appello alle autorità siriane affinché si ponga fine a questa spirale di violenza:

“Chiediamo al governo di agire rapidamente per fermare questi attacchi, che contraddicono ogni valore umano, morale e religioso.”

L’organizzazione ribadisce l’importanza di unire le forze attraverso la preghiera e la solidarietà, affinché la Siria possa finalmente trovare pace dopo oltre un decennio di guerra.

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale si trova qui.

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