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Esercizi spirituali della Curia Romana. Padre Pasolini: Vita eterna e la vera imperfezione è il non saper amare

Padre Pasolini durante gli Esercizi spirituali alla Curia Romana | Padre Pasolini durante gli Esercizi spirituali alla Curia Romana | Credit Vatican Media

Cominciati ieri gli Esercizi spirituali della Curia. Papa Francesco li segue dal Policlinico Gemelli. Da oggi, alle 17,00, saranno trasmessi in diretta

Sono cominciati ieri, in aula Paolo VI, gli Esercizi spirituali per la Quaresima della Curia Romana, mentre il Papa continua la sua degenza al Policlinico Gemelli di Roma. Ieri e oggi, il Pontefice ha seguito gli Esercizi dalla sua camera al decimo piano dell’ospedale romano. Da oggi pomeriggio, alle 17, gli Esercizi saranno trasmessi in diretta dal canale di Vatican News. 

A condurre gli Esercizi il Predicatore della Casa Pontificia, il francescano cappuccino Padre Roberto Pasolini, che nella prima meditazione di ieri per gli Esercizi ha concentrato l’attenzione sul tema della vita eterna, sulla Resurrezione di Cristo: è la promessa della speranza che però col tempo “si è offuscata e oggi non è tanto contestata quanto ignorata. Di fronte a questa indifferenza, i credenti sono chiamati a riscoprire il valore e la bellezza della vita eterna, per restituirle il suo autentico significato. Un compito ancora più urgente in questo anno santo del Giubileo e nel momento di profonda sofferenza che sta attraversando il Santo Padre”. Si rifà poi al Catechismo della Chiesa cattolica che “presenta la morte non come fine, ma come passaggio alla vita eterna, in comunione con Cristo”. Inoltre, Padre Pasolini, ha ricordato che la salvezza non è riservata solo a chi ha formalmente conosciuto Cristo: “il Concilio Vaticano II riconosce che chi segue la propria coscienza nella ricerca sincera di Dio può accedere alla vita eterna”. L’uomo, dopo la morte, ha davanti a sé tre possibilità: il paradiso, la dannazione eterna (inferno) e la purificazione finale (purgatorio). Tuttavia, ricorda Pasolini che la Chiesa, sul tema della vita eterna, non intende generare timore, ma la speranza, sottolineando che il nostro destino alimentare dipende dalla libertà con cui scegliamo di vivere nell’amore. 

La seconda meditazione, svoltasi oggi, si è concentrata sulla parabola del giudizio finale, narrata nel Vangelo di Matteo. Non dobbiamo guardare a questo momento nel senso tradizionale. Si tratta bensì “di una dichiarazione che svela la realtà già vissuta da ciascuno. Il criterio dell’accesso al Regno non è l’appartenenza religiosa, ma l’amore concreto verso i fratelli più piccoli, che, nella prospettiva evangelica, rappresentano i discepoli di Cristo. La responsabilità dei cristiani non è dunque primariamente quella di fare del bene, ma di permettere agli altri di farlo”.

La promessa di Cristo ci chiama a vivere “con la fiducia che sia Dio stesso a trasformare la nostra umanità a sua immagine e somiglianza, secondo quel disegno d’amore che è fin dal principio”.Il Vangelo, inoltre, ci invita a riconoscere che la vita eterna è già iniziata: si manifesta nel modo in cui viviamo e amiamo, aprendoci alla presenza trasformante di Dio. 

Questo articolo è stato pubblicato su ACI Stampa e ripreso dal team di EWTN Italia

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