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Papa Francesco invita a confrontarsi in Quaresima “con la realtà concreta di un immigrato”

Il Papa mentre pronuncia l'omelia del Mercoledì delle Ceneri, il 14 febbraio 2024
Il Papa mentre pronuncia l'omelia del Mercoledì delle Ceneri, il 14 febbraio 2024 | Vatican Media

Nel suo messaggio per la Quaresima, che inizierà il prossimo 5 marzo con il Mercoledì delle Ceneri, Papa Francesco invita i fedeli a “confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino”, lasciandosi interpellare da questa esperienza.

Nel testo, scritto il 6 febbraio 2025, otto giorni prima del suo ricovero ma pubblicato questo martedì dal Vaticano, il Papa sottolinea che questo può essere un “buon esercizio” per aiutare ciascuno a scoprire ciò che Dio gli chiede.

In questo contesto, il Santo Padre ricorda che il tema del Giubileo è Pellegrini di speranza, il che richiama “il lungo viaggio del popolo d’Israele verso la Terra Promessa, narrato nel libro dell’Esodo”.

Aggiunge poi che “non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono dalla miseria e dalla violenza, cercando una vita migliore per sé e per i propri cari”.

Per questo, lancia un appello alla conversione e invita a interrogarsi:

“Come mi lascio interpellare da questa realtà? Sono davvero in cammino o, al contrario, mi trovo paralizzato, statico, intrappolato dalla paura e dalla mancanza di speranza? Vivo soddisfatto nella mia zona di comfort? Cerco vie di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità?”.

La Quaresima come pellegrinaggio di fede e speranza

Papa Francesco offre alcune riflessioni sul significato del motto dell’Anno Giubilare, ricordando che con il segno penitenziale delle ceneri inizia il pellegrinaggio annuale della Quaresima “nella fede e nella speranza”.

“La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo sul peccato e sulla morte. Come esclamava San Paolo:
‘La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è il tuo pungiglione?’ (1 Cor 15,54-55).
Gesù Cristo, morto e risorto, è il centro della nostra fede e il garante della nostra speranza nella grande promessa del Padre: la vita eterna, che ha già realizzato in Lui, suo Figlio amato (cfr. Gv 10,28; 17,3)”, si legge nel messaggio.

Il Pontefice sottolinea che i cristiani sono chiamati a camminare insieme, “mai come viaggiatori solitari”:

“Lo Spirito Santo ci spinge a uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi”.

Camminare insieme senza prevaricare né escludere

Inoltre, chiarisce che camminare insieme significa “avanzare fianco a fianco, senza calpestare né dominare l’altro, senza nutrire invidia o ipocrisia, senza lasciare indietro nessuno o farlo sentire escluso”.

“Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza”, aggiunge.

In questa prospettiva, il Papa esorta i fedeli a verificare se nella loro vita, nella famiglia e nell’ambiente di lavoro siano capaci di camminare insieme agli altri, di ascoltare e di superare la tentazione di “chiudersi in se stessi”, preoccupandosi solo delle proprie necessità.

Per questo, chiama vescovi, sacerdoti, consacrati e laici a interrogarsi se abbiano “un atteggiamento di accoglienza con gesti concreti verso chi si avvicina a noi e verso chi è lontano”:

“Facciamo sentire le persone parte della comunità o, al contrario, le emarginiamo?”.

La conversione alla sinodalità e la speranza che non delude

Nel messaggio, Papa Francesco, citando l’enciclica Spe salvi di Benedetto XVI, fa anche un appello speciale alla conversione alla sinodalità, cioè a vivere la fede nella comunione e nella partecipazione all’interno della Chiesa.

In questo modo, riflette sul significato della speranza nella promessa di Dio ed esorta affinché il messaggio centrale del Giubileo, che si concluderà il 6 gennaio 2026—“La speranza che non delude”—sia l’orizzonte del cammino quaresimale verso la Pasqua.

Infine, il Santo Padre invita nuovamente a porsi alcune domande:

“Ho la certezza che Dio perdona i miei peccati o agisco come se potessi salvarmi da solo?
Desidero la salvezza e invoco l’aiuto di Dio per riceverla?
Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a interpretare gli avvenimenti della storia e mi spinge a impegnarmi per la giustizia, la fraternità e la cura della casa comune, agendo affinché nessuno resti indietro?”.

Il messaggio si conclude con una citazione di Santa Teresa di Gesù:

“Aspetta, aspetta, che non sai quando verrà il giorno né l’ora. Veglia con cura, perché tutto passa in fretta, anche se il tuo desiderio rende incerto ciò che è certo, e il tempo breve lungo”.

Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’originale si trova qui.

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