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Polonia: il ministro dell’Istruzione vuole marginalizzare l’insegnamento di religione

I vescovi della Polonia a Jasna Gora | | Konferencja Episkopatu Polski

I vescovi polacchi: è un atto illecito

Di Wlodzimierz Redzioch

Dal 13 dicembre scorso la Polonia è governata da una coalizione di più di dieci partiti che rappresentano anche gli ambienti ex comunisti, anticlericali, femministi, libertini. Insomma è un governo polacco più radical di sinistra dai cambiamenti democratici avvenuti nel 1989. In questo governo il ruolo centrale per la nazione, la direzione del Ministero dell’Istruzione Nazionale, è stato affidato da Tusk a Barbara Nowacka. E’ un’attivista radicale che si dichiara atea, sostenitrice del “diritto” all’aborto, favorevole all’adozione dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Nowacka è diventata famosa dopo aver partecipato all’organizzazione delle cosiddette “proteste nere” contro i progetti di inasprimento della legge anti-aborto in Polonia ed è diventata rappresentante del comitato «Salviamo le donne 2017», che proponeva la liberalizzazione l’aborto.

Allora non ci si può meravigliare che Nowacka ha ritenuto come priorità del Ministero l’eliminazione della materia chiamata l’educazione per la vita in famiglia per sostituirla con la cosiddetta “educazione alla salute”, che in pratica significa la precoce educazione sessuale, l’insegnamento dei metodi contracettivi compreso l’aborto e la promozione dell’ideologia gender. Vuole anche eliminare ogni contenuto patriottico dai programmi scolastici.

Ma Nowacka, prima di tutto, si concentra sulla marginalizzazione dell’ora di religione nelle scuole pubbliche con lo scopo finale di eliminarla. Purtroppo, il ministro agisce ignorando la Costituzione che da ai genitori il diritto di decidere sull’educazione dei figli, violando il Concordato che stabilisce il ruolo dell’insegnamento della religione nelle scuole, e rifiutando il dialogo con la società ed anche con gli insegnanti di religione. Il 17 gennaio 2025 Nowacka ha pubblicato un regolamento sull’organizzazione dell’ora di religione nelle scuole e negli asili che riduce l’educazione religiosa a un’ora alla settimana. Nel regolamento si chiede di spostare le lezioni di educazione religiosa a prima o dopo le lezioni obbligatorie.

In risposta a questo atto del ministro, la Presidenza della Conferenza episcopale polacca ha pubblicato un duro comunicato nel quale chiama la decisione del ministro un “atto illecito”. “Ci aspettiamo – scrivono i vescovi – che il Ministero dell’Istruzione Nazionale si astenga dall’intraprendere azioni conflittuali nei confronti dei credenti”.

Ecco il testo del comunicato della Presidenza della Conferenza Episcopale.

In relazione alla pubblicazione da parte del Ministro dell’Istruzione Barbara Nowacka delle informazioni sulla firma, il 17 gennaio 2025, di un altro regolamento sull’organizzazione delle lezioni di educazione religiosa nelle scuole e negli asili, il Presidium della Conferenza episcopale polacca esprime la sua ferma opposizione alla violazione del principio secondo cui “gli enti pubblici agiscono sulla base e nei limiti della legge” (articolo 7 della Costituzione della Repubblica di Polonia). Il regolamento, che dovrebbe entrare in vigore il 1° settembre 2025, è un atto illecito perché non è stato raggiunto alcun accordo previsto dalla legge sul suo contenuto con la Chiesa cattolica e le altre associazioni religiose interessate.

La riduzione dell’educazione religiosa a un’ora alla settimana e l’obbligo di organizzare lezioni di educazione religiosa prima o dopo le attività educative obbligatorie limitano il diritto dei genitori di credenti di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni (articolo 53, paragrafo 3 e articolo 48, paragrafo 1 della Costituzione della Repubblica di Polonia) e il diritto degli studenti stessi al sostegno sistemico “nello sviluppo verso la piena maturità”, compresa la sfera spirituale (articolo 1, punto 3 della Legge sull’istruzione). Le modifiche introdotte riguardano anche i diritti lavorativi degli insegnanti di religione, garantiti dalla Costituzione.

Vorremmo ricordare che la Chiesa ha presentato una proposta di compromesso, consistente nel ridurre la quantità di insegnamento religioso nelle scuole secondarie, introducendo il principio dell’insegnamento obbligatorio della religione o dell’etica a causa della necessità di formazione assiologica degli studenti, ma a condizione che tale operazione sia ripartita in più anni e che siano rispettati i diritti lavorativi degli insegnanti di religione.

Ci aspettiamo che il Ministero dell’Istruzione Nazionale torni ad applicare gli standard dello Stato di diritto e si astenga dall’intraprendere azioni conflittuali nei confronti dei credenti che sono cittadini a pieno titolo della Repubblica di Polonia.

Questo articolo è stato tradotto e adattato da ACI Prensa  

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