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Esposte le reliquie di San Francesco Saverio, il più grande missionario dell’Asia

San Francesco Saverio | il corpo di San Francesco Saverio esposto a Goa | da X

Ogni dieci anni, le spoglie del missionario gesuita vengono esposte. Quest’anno, resteranno aperte alla venerazione fino al 5 gennaio. Ed è arrivata anche una delegazione vaticana

C’è stata anche una delegazione vaticana, guidata dall’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato, a venerare a Goa le spoglie di San Francesco Saverio (1506-1552), il più grande evangelizzatore di Asia le cui reliquie vengono esposte ogni dieci anni, e che quest’anno resteranno aperte alla venerazione dei fedeli per 45 giorni, fino al 5 maggio.

Erano nove rappresentanti della Santa Sede, quelli che sono arrivati a Goa, con l’occasione anche della ordinazione arcivescovile di George Koovakand prima del concistoro in cui è stato creato cardinale. E, tra i delegati, c’era anche un altro nuovo porporato, Rolandas Mackrickas, arciprete coadiutore di Santa Maria Maggiore.

Ogni dieci anni, dunque, migliaia di pellegrini convergono a Goa, nel Sud dell’India, dove si trovano le spoglie di Gõcho Saib, il patrono di Goa, come è conosciuto nella città del sud del subcontinente il gesuita. Francesco Saverio, tra i primi compagni di Sant’Ignazio di Loyola, sbarcò proprio a Goa nel 1542, facendone poi la base per i suoi viaggi missionari fino alla morte, che avvenne il 3 dicembre 1552 sull’isola di Sanghchuan, alle porte della Cina, che rimase il suo più grande sogno. 

Tra gli incontri, quello con il governatore di Goa, Pillai, il quale ha lodato il ruolo della Chiesa nel settore dell’istruzione in India. 

Francesco Saverio compì in 11 anni di missione un lavoro missionario incredibile. Nato nel 1506 nella Navarra, a 15 si recò a Parigi per dottorarsi in filosofia, dove fu costretto, per ragioni finanziarie, a dividere la stanza con altre due persone: Pietro Favre e Ignazio di Loyola. Quest’ultimo non godeva della simpatia di Francesco Saverio, e lo conquistò solo con il suo ideale di vita.

Il 15 agosto 1534, Francesco, Ignazio e latri cinque studenti della Sorbona, fece voto di castità, povertà evangelica e di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme per convertire i turchi, e poi eventualmente, in caso di fallimento, di tornare a Roma e mettersi a disposizione del Papa per essere inviati missionari ovunque questi desiderasse.

E così fu. Non essendo riusciti ad andare a Gerusalemme, Ignazio e compagni si offrirono a Paolo III, che pensò di mandarli in missione. Ma prima di separarsi, si costituirono in ordine religioso, la Compagnia del Gesù.

Francesco Saverio fu mandato in missione del 1540, per rispondere alla richiesta del re del Portogallo chiese a Paolo III due gesuiti per l’evangelizzazione delle Indie. Francesco Saverio non era tra i designati, ma prese il posto di una delle persone che vennero a mancare. Così, il 15 marzo di quell’anno, Francesco Saverio andò a Lisbona, e il 7 aprile 1541, a 35 anni partì verso le Indie con la bolla di Paolo III che lo nominava nunzio apostolico nei Paesi asiatici.

Fu un viaggio lungo, di 13 mesi, molto difficile, tra bonacce, tempesta, scarsità di acqua potabile. Il 6 maggio 1542, Francesco Saverio arrivò a Goa, si stabilì nell’ospedale della città, e lavorò alla cura dei malati, il suo impegno principale di apostolato insieme all’assistenza spirituale ai carcerati e ai mercanti e ai soldati portoghesi.

Il suo apostolato consisteva nel correre tra le strade e le piazze, invitando ad andare in chiesa, cantava, spiegava la sua dottrina. Da Goa, dove rimase cinque mesi, Francesco Saverio andò a Capo Comorin, nel Sud dell’India, a catechizzare di Paravas, rimanendo lì due anni, poi andò nelle Molucche (l’odierna Indonesia) a sostenere la comunità cristiana rimasta senza sacerdoti, quindi da lì seppe del Cipang, Paese che sembrava disposto a convertirsi. Allora Francesco Saverio tornò a Goa, e da lì si imbarcò per il Giappone, dove però ebbe più difficoltà del previsto ad evangelizzare. In due anni, solo 500 giapponesi si erano convertiti al cristianesimo. Francesco Saverio non riuscì a incontrare l’imperatore, e fu poi deriso dai bonzi.

Pensò che il Giappone si sarebbe convertito solo dopo la conversione della Cina, che però era chiusa agli stranieri. Francesco Saverio partì per la Cina, si fermò a Sancian in accordo con un mercante cinese che lo avrebbe potuto introdurre, ma questi non si fece vedere. Colpito da una violenta febbre, infreddolito e senza cibo, Francesco Saverio morì all’alba del 3 dicembre. Fu seppellito il giorno stesso, e sula sua fu messa una semplice Curia.

Ogni dieci anni, le reliquie di San Francesco Saverio vengono esposte a Goa. Le reliquie sono generalmente custodite nella basilica del Bon Jesus, e sono esposte nella cattedrale di Goa, accolte al termine di una processione dal Cardinale Filipe Feri Ferrao di Goa.

Nell’omelia della messa di accoglienza delle reliquie, l’arcivescovo di Delhi Anil Joseph Couto, di fronte a 40 mila fedeli, ha descritto San Francesco Saverio come “un uomo di missione”, mentre l’arcivescovo Feri Ferrao ha esortato i fedeli a trarre ispirazione della sua dedizione.

Il tema per l’esposizione delle reliquie di quest’anno è “siamo messaggeri della Buona Novella”.

Francesco Saverio è dal 1927 patrono delle missioni insieme a Santa Teresa di Lisieux.

Questo articolo è stato tradotto e adattato da ACI Prensa

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Andrea Gagliarducci

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